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Nel 2004 la Regione Autonoma presentò a Parigi un eccezionale ciclo di ceramiche presso l' Espace Vallée d'Aoste : pannelli che illustravano le opere e i giorni di quella gente alpina. Tradizioni secolari, ma in una tecnica che eludeva i materiali d'uso nella Valle: tessuto, legno, pietra, ferro battuto e cuoio. La terracotta come attività tipica si fermava a Castellamonte nel Canavese, fin tanto che Anna Biancardi vi ottenne il diploma di ceramista per importare l'arte nella nativa Aosta (1981), poi a Cogne, dove ha sfornato le policromie per Parigi, e dove dedica ai ragazzi tra le elementari e le medie le Cré-Activités à la Bibliothèque communale. Nel 2002 ha inaugurato il Tempio d'Argilla per insegnare anche agli adulti ed esporre in vendita le proprie creazioni dal gioiello all'arredo e agli elementi architettonici fino alle grandi opere.

Inesausta, la sacerdotessa riapre dopo cena per incontri new age: si ascolta un derviscio, la narratrice di favole o un mistico dell’Apocalisse. Una sera parlava l’archeologo convinto che a salvarci sarà la bellezza classica: quale che sia la via, frequentando i miti di Anna impariamo che il male è un cattivo stilista. Il suo lavoro è ascesi: severa sperimentazione, ardua tecnica, memoria e segreta previsione nelle mescole, estenuanti tempi di essiccazione e cottura. Il risultato premia al di là delle speranze: miracoloso agli occhi del pubblico che accarezza colori diversificati nell’effetto materico, cretti e ruvidezze organiche, smalti opachi come pietra e specchiature polite che rivelano la nettezza di progetti intellettuali. Il culto della famiglia vive nella preziosità di un ritratto affidato al grafismo delle rughe: quotidiano eroismo della nonna Vittoria che ha attraversato la guerra proteggendo i suoi e oggi rimane arcana tutela del Tempio.

 

Nella "Paternità" una mano maschile sostiene il gravido grembo. La "Goccia di latte" è una sublimazione sferica, duplicata tra il seno materno e il capo dell’infante. "Les saveurs du lait", porta l’esaltazione dell’alimento naturale dall’intimità domestica al leggendario artigianato della fontina. Rimembrando le attività stagionali nelle sculture del medioevo, una moderna espressività promuove l’elementare simbologia - animali, attrezzi, uomini – in sapiente orchestrazione. L’opportunità di frazionare la lavorazione del gres, scandisce la sequenza di cerchi scorciati ed eccentrici: cappello del mungitore, secchia, bidone, caldaia, ramaiolo, calvizie del vecchio, pila di formaggi e il tondo che tutto sostiene come un plinto ritagliato dal pavimento della malga.

 

Con "Le parfum du pain" entriamo in una di quelle foto seppiate che invecchiano sulle credenze di paese: “creai – racconta Anna – una ventina di smalti dai toni cenere, nero metallico, bianco latte virato sul rosa, verdi delicati nelle sfumature, smalti perlati che danno la sensazione della seta”. La finitura è stata spruzzata su un passaggio di ossidi che al calore sforano lo strato vetroso, per rendere la fibra legnosa delle assi: la donna vi depone l’impasto del pane con gesto premuroso, identificandosi con la Maestra dell’argilla nel suo amore per l’amalgama. Due pezzi ancora d’inquietante spiritualità. La maschera dell’"Indio" è bloccata in un’amara nobiltà: al termine del braccio tatuato, la mano ostenta il frutto di una conoscenza esoterica, come biblico segno di trasgressione. "Soffio vitale" è un’apologo sulla creazione del mondo. Stanco di fare, il monaco riposa presso la corrente appena scaturita in un giardino zen, tra volumi puri e levigati che da sassi quali appaiono a prima vista, s’involano sul fondo in ali di gabbiani. Il demiurgo inventa la bolla di sapone per moltiplicare il sogno.

Paolo Moreno

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